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Museo di Antropologia
   




Fig. 1. Cranio peruviano (OS1) deformato artificialmente. Deformazione di tipo tabulare obliqua



Fig. 2. Indiano Shipibo (Amazzonia peruviana) con evidente deformazione cranica di tipo tabulare obliqua.
Foto di A.G. Drusini



Fig. 3. Ricostruzione di apparecchi deformatori ritrovati nella valle di Nasca (Perù).
Immagine tratta da: G. Orefici (1993), Nasca, arte e società del popolo dei geoglifi . Jaca Book, Milano.


 

Approfondimenti: la deformazione artificiale del cranio

Il Museo di Antropologia dell'Università di Padova conserva, tra i suoi numerosi reperti ossei, anche tre crani deformati. Due di essi provengono da zone imprecisate del Perù (OS1, fig.1) e della Bolivia (OS2), mentre il terzo (OS3) è stato ritrovato a Padova, in Piazza Capitaniato, nella seconda metà del 1800.

Il cranio di Padova è uno dei pochissimi esempi conosciuti di deformazione artificiale che siano stati rinvenuti nel nostro Paese.

Notizie storiche
La deformazione artificiale del cranio è una pratica assai antica, diffusa sia in Asia che in Europa e che sopravvisse fino a tempi recenti in alcune parti dell'America Settentrionale e Meridionale ove risale a un periodo precedente l'Impero incaico, e precisamente alle prime fasi della cultura Tiahuanaco (circa 4000 a.C.), come dimostrano i reperti archeologici. La deformazione artificiale del cranio era già conosciuta a Byblos (4000 a.C.), l'attuale Jebal, in Libano, nella cui necropoli furono rinvenute 205 sepolture tra le quali spiccavano anche crani deformati di individui di varie età, e così pure nell'età del Ferro nella Georgia sovietica (3000 a.C.). L'arte egizia documenta l'esistenza di deformazioni circolari del cranio almeno a partire dalla XVIII dinastia (1500 a.C.): tale pratica in seguito si diffuse nella maggior parte delle regioni del globo durante le epoche protostoriche e storiche.

Tutte le citazioni degli scrittori confermano che dal tempo di Ippocrate (450 a.C.) fin dopo l'era cristiana le regioni ad Est del mar Nero furono occupate da popolazioni che praticavano in larga misura tale usanza. Questo costume, così diffuso nell'antichità, probabilmente si può spiegare deducendo che presso tali popoli una testa conformata in tal modo appariva come il simbolo di alte facoltà intellettuali e, nello stesso tempo, la figura assumeva un contegno più marziale e un'aria di nobile fierezza.

Nuove indicazioni su popoli deformatori ci sono pervenute da alcuni studiosi del Rinascimento, e sebbene siano brevi e a carattere frammentario, hanno l'importanza di rappresentare un trait-d'union tra l'antichità, così ricca di notizie da parte degli storiografi e del Medioevo da una parte, e l'Epoca Moderna dall'altra, la quale ultima ha visto crescere nuovamente l'interesse antropologico per questo argomento.

Nella stessa epoca, notizie riguardanti la pratica della deformazione artificiale sono riportate negli scritti dei Cronistas de Indias redatti durante la conquista spagnola e anche nei famosi " Comentarios reales de los Incas " dell' Inca Garcilaso de la Vega, scritti tra il 1590 e il 1604, in cui si legge: " Deformavano il capo ai neonati appena venivano al mondo, a tale scopo ponendo loro sulla fronte un tavoletta e un'altra sulla nuca e giorno per giorno stringendole insieme fino all'età di quattro anni, in modo che il cranio ne risultasse appiattito e largo, e non contenti di averlo schiacciato il più possibile, radevano i capelli fino alla sommità e alla nuca lasciando quelli ai lati, i quali non dovevano essere pettinati e lisciati, bensì crespi e irti, onde aumentare la mostruosità delle facce ".

Qualche secolo dopo, Darwin, ne L'origine dell'uomo , scriveva: " Sia nel Vecchio che nel Nuovo Mondo la forma del cranio veniva anticamente modificata durante l'infanzia nel modo più straordinario, come è ancora il caso in molti luoghi e cosiffatte deformità sono considerate ornamentali".
In epoca moderna, l'interesse scientifico per le deformazioni intenzionali del cranio aumentò sempre più, sia per il gran numero di reperti a disposizione degli studiosi, sia perché si facevano sempre più chiari i meccanismi con cui esse venivano realizzate. Uno degli ultimi esempi di deformazione intenzionale del cranio è stato segnalato nel 1984 dal Prof. Drusini dell'Università di Padova nell'Amazzonia peruviana presso una tribù Shipibo del Rio Ucayali su sei individui adulti di sesso maschile (fig. 2) .

Sia attraverso lo studio delle tombe medievali, sia attraverso quello dell'epoca classica, si trovarono dati che illuminarono con maggior chiarezza il problema delle deformazioni intenzionali del cranio nel continente euro-asiatico. Furono aperte tombe antiche con lo scopo di vedere se veramente esistevano in esse crani deformati e i risultati affermativi non si fecero attendere.

Si arriva così all'epoca dell'anatomico francese Paul Broca (fine '800) ed è proprio in questo periodo che i documenti insegnano che l'Europa è saldamente vincolata all'Asia Orientale dal punto di vista delle migrazioni antropologiche, come indicato da molti fatti e specialmente dalla pratica della deformazione intenzionale del cranio.

Comunque la prima visione sintetica e ampia del problema della deformazione artificiale del cranio fu sostenuta molto più tardi da Imbelloni (1925), le cui ricerche rappresentarono un punto fermo per parecchi anni e per moltissimi studiosi del medesimo argomento. Secondo Imbelloni, individui con crani deformati vennero in Europa e nelle nostre regioni in due grandi ondate successive. La prima ondata ebbe un'origine comune, cioè dall'ambiente scitico unitamente alle masse provenienti dalla frontiera uralica e georgiana; la seconda ondata, traversata l'Asia iranica durante il Medioevo, venne in Europa lungo le grandi vie fluviali, là dove i reperti di deformati seguono il corso dei principali fiumi europei. La prima ondata, l'uralica, avrebbe portato una massa di individui col cranio deformato circolarmente, e cioè i famosi Macrocephali descritti da Ippocrate; la seconda, l'asiatica, avrebbe invece condotto degli individui portatori della cosiddetta deformazione tabulare.

Distribuzione geografica della deformazione artificiale del cranio
La diffusione della pratica della deformazione artificiale del cranio nelle varie parti del mondo dimostra come essa non sia un fenomeno isolato, regionale o continentale, come un tempo veniva considerata. Bisogna d'altronde essere cauti nel ritenere che questa pratica rappresenti un fenomeno universale. Imbelloni (1933) ritiene che vi sono stati popoli deformatori sia in America che in Europa, Asia, Oceania e Africa, ma che però, in ciascuno di questi continenti, la deformazione era limitata all'interno di aree ben definite.

In Europa il costume di deformare il cranio era diffuso in diversi paesi, soprattutto durante l'Alto Medioevo. Crani artificialmente deformati sono stati trovati in Romania, ex-Jugoslavia, Ungheria, Repubblica Ceca, Slovacchia, Austria, Russia, Finlandia, Svizzera, Italia e Francia. Quanto all'Asia, essa sembra essere stata il centro delle deformazioni cosiddette tabulari, che rappresentano il tipo di deformazione più diffusa. Le due aree fondamentali di distribuzione corrisponderebbero una alle tribù tartare, l'altra al Kurdistan e all'Armenia. Dall'Asia questo costume sarebbe passato verso Occidente ad opera di migrazioni da parte dei Cimmeri o, più tardi, degli Unni o degli Avari. La deformazione è stata praticata anche dai Fenici, dai Curdi, in Afghanistan e in varie regioni dell'India, a Ceylon, nelle Isole Nicobar, in Manciuria, in Corea, in Cina e in Giappone. Ma mentre in Cina essa era in uso tra i mendicanti, in Giappone era riservata alla classe sacerdotale. La grande diffusione della deformazione tabulare si è avuta a partire dall'Asia verso Oriente, dalla penisola di Malacca a varie parti dell'Indonesia fino alle Filippine, a nord fino agli Ainu e, oltre il Pacifico, alla costa americana del nordovest, al basso Missisipi, al Messico, al Perù, fino alla Patagonia. È opinione comune della maggior parte degli antropologi che la pratica deformante americana sia in connessione con quella asiatica, e derivata da questa. Lo dimostra non solo l'analogia dei metodi nei due continenti, ma anche un argomento geografico, cioè la distribuzione molto più intensa sul versante occidentale delle Americhe che non su quello orientale.

L'America è complessivamente la parte del mondo dove l'uso di deformare il cranio è più comune: i popoli deformatori sono così numerosi che Virchow nel 1892 compilò una lista di popoli che non deformavano il cranio, tra cui i Fuegini, gli Araucani, i Botocudos, alcuni gruppi interni del Canada e alcuni popoli del Nordamerica. Imbelloni (1933) ha localizzato i popoli deformatori americani in sette zone: tre nordamericane, tre sudamericane e una istmica, comprendenti talora delle sottozone.

Classificazione delle deformazioni artificiali del cranio nelle Americhe
A Imbelloni si deve la prima vera e propria classificazione delle deformazioni artificiali del cranio. Tale classificazione fu formulata in base ad una serie di 2350 notazioni metriche corrispondenti all'esame di 94 crani provenienti dalla Bolivia, dal Perù e dall'Argentina, scelti con criteri tipologici tra le varie migliaia che sono conservati nei musei di Buenos Aires e di La Plata.

Nella tavola tassonomica di Imbelloni, i crani deformati vengono suddivisi in due grandi gruppi: tabulari e anulari. Il primo gruppo è il risultato di una compressione fronto-occipitale e comprende due sottotipi: tabulare obliqua e tabulare eretta. Le deformazioni anulari comprendono invece un solo tipo, con due varietà distinte anch'essa in obliqua e eretta.

A ciascun tipo di deformazione corrisponde un determinato strumento e quindi una meccanica ben definita. Al primo tipo (tabulare obliqua) corrisponde l'apparato deformante classico (fig. 3), sebbene non unico, delle due tavolette connesse da legature alle estremità, l'una applicata alla fronte e l'altra alla base dell'occipite dell'infante. Serrando i cordoni di collegamento tra le due tavolette, si ottiene una compressione che finisce per dare al cranio una forma allungata, se vista di profilo, e al tempo stesso brachicefalica (testa corta) se vista di faccia. Crani deformati in senso tabulare obliquo si trovano a nord dell'America lungo il fiume Columbia, nel Nicaragua, nell'area azteca e messicana, nell'area Maya antica, nella costa sudamericana (es. Nasca) e nelle Antille, nell'area Humahuaca e nella zona amazzonica del Perù orientale.

La deformazione tabulare eretta si produce comprimendo la testa del lattante contro la base liscia della culla, o contro un altro piano di decubito abituale; il cranio appiattito posteriormente tende così a svilupparsi in altezza, assumendo un aspetto iperbrachicefalico (testa molto corta). Le deformazioni ottenute in questo modo potevano non essere intenzionali: varie tribù del Nordamerica infatti, come riporta Grottanelli (1965), " tenevano e trasportavano i loro neonati entro culle rigide completate da un'assicella coprente la parte superiore, proprio nel punto in cui si trovava la testa del bambino, per impedire che esso scivolasse o cadesse: ne risultava un appiattimento del capo, che non sempre è facile dire se fosse voluto o fortuito ". La deformazione tabulare eretta veniva praticata nella parte meridionale dell'Oregon e in parte della California, tra i Pueblos dell'America del Nord, nella conca del Mississippi, dal Texas alla Georgia, nel Golfo del Messico, nelle aree Quiché e Huaxteca, nell'area Maya recente, nell'area Chimù, nell'area Chincha, nell'area Diaguita occidentale o cilena e in Patagonia.

La deformazione anulare, infine, è prodotta dall'azione di bende, strisce di corteccia o corde elastiche che comprimono circolarmente la testa; questa modalità è sempre evidentemente intenzionale e produce un'accentuata dolicocefalia (testa allungata) artificiale e una fronte sfuggente. Tale tipo di deformazione è più comune nell'isola di Vancouver, nell'area Diaguita orientale o argentina, nella cultura tiahuanaco e nelle montagne a nordovest dell'impero incaico.
All'interno di ciascuno di questi tipi di deformazione Imbelloni distingue varietà, forme e gradi, a seconda di quanto variano le differenze tra i diversi gruppi di crani e di quanto sia stata intensa e prolungata la pratica deformante.


Bibliografia essenziale
- Drusini A.G., Carrara N. (1999). La deformazione artificiale del cranio. Catalogo della mostra: "I doni del Sole: ori, ceramiche e tessuti del Perù precolombiano" . Skira Editore, Milano.
- Imbelloni J., (1925), Deformaciones intencionales del craneo en Sud America. Riv. Museo de la Plata , Buenos Aires, 329-407.
- Imbelloni J., (1930-31), I popoli deformatori delle Ande. La deformazione del cranio come arte e come elemento diagnostico delle culture. Arch. per l'Antr. e l'Etn. , LX-LXI, 90-135.
- Orefici G. (1993), Nasca, arte e società del popolo dei geoglifi . Jaca Book, Milano.
- Tommaseo M., Drusini A.G., (1984), Physical anthropology of two tribal groups of Amazonic Peru (with reference to artificial cranial deformation). Z. Morph. Anthrop ., 74(3): 315-333.

 

 


 
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