CAM - Centro di Ateneo per i Musei

Museo di Geologia e Paleontologia




Ellipsocephalus, un trilobite del Cambriano medio



Hoplites tuberculatus, un’ammonite del Cretaceo inferiore (Folkestone, Kent, Gran Bretagna)



 

Approfondimenti: i fossili guida

Alcuni tipi di fossili rappresentano uno strumento essenziale per la datazione relativa delle rocce sedimentarie che li contengono. Essi sono noti comunemente come “fossili guida” o “marker” mentre la disciplina che studia la distribuzione stratigrafica dei fossili è chiamata biostratigrafia.
Si ritiene, infatti, che l’evoluzione biologica sia un processo irreversibile e irripetibile e che ogni specie sia vissuta solo ed esclusivamente in un certo intervallo di tempo, dalla sua comparsa fino all’estinzione. Possiamo quindi far corrispondere ad una certa successione temporale di organismi una precisa successione di fossili negli strati rocciosi; in pratica è come se ogni intervallo di tempo geologico venisse “concretizzato” dallo spessore di roccia che si è formata in quello stesso periodo, inglobando i resti di organismi che poi diventeranno fossili.
Un intervallo stratigrafico (strato o gruppo di strati di roccia) con un contenuto fossilifero peculiare, che permette di distinguerlo da intervalli adiacenti, viene detto biozona.
I marker soddisfano alcune caratteristiche: devono rappresentare organismi che hanno avuto una rapida evoluzione (cioè sono vissuti solo per un breve periodo di tempo) e un’ampia distribuzione geografica. Inoltre i fossili guida devono necessariamente essere abbondanti, facili da rinvenire e da riconoscere, in modo da consentire una facile correlazione dei dati biostratigrafici su ampia scala.
Tra i fossili guida più conosciuti ci sono ad esempio i trilobiti e i graptoliti (usati per la biostratigrafia del Paleozoico), gli ammonoidi (usati perlopiù per datare le rocce del Mesozoico), i foraminiferi e moltissimi fossili microscopici (essenziali nella biostratigrafia del Cenozoico).




 




 

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