
| Resti di Monograptus del Siluriano della Sardegna |
Ricostruzione di un paesaggio marino dell’Ordoviciano, al centro tre colonie di graptoliti planctonici |
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Approfondimenti:
i graptoliti
I graptoliti sono un gruppo estinto di organismi marini, coloniali, con esoscheletro proteinico.
La colonia, rabdosoma, era originata da una struttura individuale, una sorta di teca detta sicula, che ospitava l’individuo (zooide) nato per riproduzione sessuata. Dalla sicula si sviluppavano in modo assessuato, molto probabilmente per gemmazione, altre teche, ciascuna delle quali ospitava unozooide.
Le colonie potevano essere più o meno ramificate e le loro dimensioni variavano da pochi millimetri fino a un metro di lunghezza, mentre gli individui, ospitati in teche tubolari, misuravano pochi millimetri. La maggior parte dei graptoliti doveva essere planctonica, altri, quelli con la forma di piccolissimo cespuglio, molto probabilmente erano bentonici, mentre poche forme erano incrostanti.
Il termine graptolite, che significa "pietra scritta", deriva dalla particolare forma di alcune colonie linaeri i cui scheletri fossilizzati, che si trovano schiacciati e carbonificati, fanno pensare ai tratti di una scrittura cuneiforme. Sono stati riconosciuti come organismi animali sin dal 1821, ma solo dal 1948, grazie agli studi di Koszlowski, sono stati riuniti al phylum Hemicordata.
I graptoliti, la cui distribuzione stratigrafica va dal Cambriano medio al Carbonifero superiore, sono fossili importantissimi guida soprattutto per l’Ordoviciano e il Siluriano. In Italia, i graptoliti sono diffusi esclusivamente nelle Alpi Carniche ed in Sardegna, zone in cui affiorano serie paleozoiche. Di recente è stata fatta l’eccezionale scoperta di graptoliti in rocce metamorfiche dell’Agordino (Belluno).
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