| Dente di squalo gigante (Carcharodon megalodon) del Miocene inferiore del Bellunese |
| Denti di Lepidotus maximus, del Giurassico di Sant’Ambrogio Veronese (Verona) |
| Denti di Lepidotus, del Cretaceo di Forno di Zoldo (Belluno) |
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Approfondimenti: ittiodontoliti
Gli ittiodontoliti sono denti di pesce fossili. In passato, soprattutto nel Medioevo, quando l’origine dei fossili era ancora misteriosa, anche gli ittiodontoliti, come molti altri fossili e naturalia, avevano alimentato molte leggende e false credenze. Essi venivano considerati oggetti meravigliosi dai poteri magici o taumaturgici e venivano utilizzati come amuleti incastonati in eleganti e preziose montature, oppure, polverizzati e assunti in vari modi, erano impiegati come medicamenti.
Ad esempio, un’antica leggenda narrava che i denti di squalo fossero le lingue dei serpenti impietriti da San Paolo. Secondo altre credenze, il volgo considerava i denti di squalo lingue di serpente impietrite cadute dal cielo durante le eclissi di luna. Per questo motivo erano chiamati glossopetrae. Nei secoli passati i denti di squalo venivano usati come antidoto contro i veleni, si credeva che facessero cessare il vomito e che togliessero gli incantesimi.
I denti trituratori di alcuni pesci conchigliofagi oggi estinti, erano chiamati Bufonites o Borax e si riteneva che fossero pietruzze situate nella testa dei rospi, tra la pelle e il cranio e che venissero espulse dagli animali poco prima di morire. I poteri terapeutici a loro attributi erano molti; venivano utilizzati contro il mal di fegato, tumori, punture, ecc…
Infine i denti "a bottone" di altri pesci erano creduti "occhi di pesce impietrati", così come riportato in Opere di Antonio Vallisneri senior, 1733, il quale invece ne aveva riconosciuta la loro vera natura e criticava coloro che, oltre a non riconoscerli come denti di pesce, li consideravano capaci di miracolose virtù.
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