Approfondimenti: le piattaforme carbonatiche
I margini della piattaforma
Il margine della piattaforma, dove è massima l’azione di onde e correnti, è una fascia piuttosto ampia di strutture rilevate, più o meno rigide, che assorbono l’energia delle onde e delle correnti proteggendo dalla loro azione erosiva la laguna alle loro spalle. Il margine ospita ricchi ecosistemi, paragonabili per abbondanza e diversità di specie alle foreste equatoriali, comprendenti vari organismi biocostruttori che secernono scheletri di carbonato di calcio e formano strutture rigide o incrostano le strutture scheletriche di altri biocostruttori, aumentandone la resistenza all’erosione. Inoltre, la disgregazione dei loro rivestimenti carbonatici produce grandi quantità di detrito, che si rideposita nella laguna alle spalle delle scogliere o lungo le scarpate esterne.
Lungo il margine sono anche presenti grandi dune sommerse di sabbie carbonatiche (frammenti scheletrici e granuli di precipitazione bio-chimica), che possono migrare verso l’interno della piattaforma intercalandosi ai fanghi lagunari, o verso il mare aperto alimentando le scarpate. Poiché le zone di margine sono soggette all’azione continua di onde e correnti, il sedimento più fine viene allontanato e si concentrano i detriti grossolani (sabbie e ghiaie), mentre gli interstizi tra le ramificazioni degli scheletri di alghe, coralli e altri organismi costruttori restano in gran parte vuoti: l’esistenza di un simile reticolo di cavità ha grandi implicazioni, perché nei depositi sepolti può funzionare da serbatoio in cui si accumulano fluidi arricchiti in idrocarburi e vari elementi chimici, dando origine ad importanti giacimenti petroliferi e minerari.
Nei depositi antichi sono stati riconosciuti sia i margini formati da dune di sabbie carbonatiche (ad esempio l’Oolite di S. Vigilio del Giurassico veneto), che quelli biocostruiti (ad esempio i Calcari a Rudiste cretacei dell’Altipiano del Cansiglio): vari tipi di coralli e alghe calcaree, spugne, bivalvi e organismi oggi estinti (archeociatidi, tabulati, brachiopodi richtofenidi, ellipsactinie) si sono succeduti nella storia geologica come principali organismi biocostruttori all’interno degli ecosistemi delle barriere organogene.
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