Approfondimenti: le rocce metamorfiche
Quando una roccia di qualsiasi origine viene sottoposta ad elevate pressioni e un riscaldamento superiore ai 250°C, si verifica una complessa serie di reazioni chimiche allo stato solido indicate con il termine di metamorfismo. La temperatura di 250°C coincide con la massima temperatura della diagenesi che porta alla litificazione dei sedimenti sciolti, ma è inferiore a quella di anatessi, cioè la temperatura necessaria per la formazione di un fluido magmatico.
Le reazioni metamorfiche provocano la crescita di nuovi minerali, più stabili nelle nuove condizioni di pressione e temperatura, a spese di quelli preesistenti, mantenendo sostanzialmente intatta la composizione chimica della roccia. Solo nel caso del metamorfismo di contatto, dovuto all’aumento di temperatura provocato dall’intrusione di corpi magmatici, avviene anche un intenso scambio chimico tra la roccia incassante ed il plutone. Come per molti fenomeni naturali, i confini del metamorfismo non sono limiti netti ma ampi intervalli di temperatura e pressione dove i processi sfumano da un lato verso la diagenesi e, dall’altro, verso l’anatessi. Le migmatiti, ad esempio, sono delle particolari rocce ultrametamorfiche formatesi in condizioni di elevatissime temperatura e pressione, a grande profondità nella crosta, dove hanno subito una fusione parziale per poi ricristallizzare. A basse temperature si formano invece gli argilloscisti, derivati da rocce sedimentarie di origine argillosa che hanno subito un metamorfismo di basso grado.
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