Sala delle palme
Il restauro e la ristrutturazione della “Sala delle Palme”: un allestimento tra storia e modernità
La sezione di Paleobotanica, nota come “Sala delle Palme”, deve il nome alle decine di magnifiche palme fossili del Veneto ivi esposte. Si tratta di reperti di notevole rilevanza scientifica, ragguardevoli dimensioni e di grande valore espositivo, provenienti in gran parte dai giacimenti di Bolca (provincia di Verona, Eocene) e Sostizzo (provincia di Vicenza, Oligocene). Tra essi spicca l’imponente olotipo della Latanites maximiliani, alto più di tre metri.
L’allestimento della Sala delle Palme è avvenuto tra il il 1932 e il 1940: i fossili furono fissati saldamente ai muri mediante zanche metalliche e racchiusi in teche a struttura lignea con chiusura vetrata, oggi divenute a loro volta oggetti da preservare. Col passare degli anni i reperti si sono deteriorati, pertanto, al fine di garantire la loro corretta conservazione e la fruibilità della sala da parte del pubblico è stato elaborato un progetto che prevede il restauro dei fossili e la ristrutturazione radicale dei locali.
Informazioni
Il restauro dei fossili
I fossili presentavano evidenti fratture e fessurazioni, in parte minute e reticolari, che ne compromettevano gravemente l’integrità. Le fratture e le fessurazioni più grandi sono dovute alle vibrazioni correlate con ogni probabilità all’intenso traffico automobilistico della zona. Le minute fessurazioni reticolari sono invece imputabili alle variazioni dimensionali della matrice rocciosa, correlate alle variazioni di temperatura e umidità relativa.
Inoltre, su alcuni esemplari, abbiamo notato tracce evidenti dell’alterazione di solfuri di ferro: l’alterazione si manifestava con la comparsa di aree pulverulente, di colore grigiastro o giallognolo e dal caratteristico odore di zolfo.
L’ossidazione dei solfuri è un fenomeno irreversibile, oltre che estremamente aggressivo, per evitare il quale sono necessari un intervento conservativo e, in seguito, l’attuazione di un rigido protocollo di conservazione dei reperti, che vanno conservati in ambiente a temperatura e umidità controllate, al riparo dalla luce e dalla polvere.
Grazie alla collaborazione con alcuni docenti del Dipartimento di Geoscienze si è colta l’occasione per effettuare sofisticate analisi, volte a determinare l’esatta natura mineralogica dei reperti, della matrice rocciosa e delle alterazioni.
Il restauro comprende un’accurata pulizia di tutti i reperti e mirati interventi conservativi, quali il riempimento delle fessurazioni e il trattamento contro l’ossidazione dei solfuri. Quest’ultimo consiste in applicazioni di etanolammina tioglicolato sulle aree affette da alterazione.
La ristrutturazione dei locali
Il progetto coinvolge, oltre alla Sala delle Palme, anche i locali affrescati del piano terra di Palazzo Cavalli.
L’intervento si propone molteplici finalità:
- l’apertura al pubblico e quindi la realizzazione di tutti quegli interventi che consentano ai visitatori un’agevole e “guidata” accessibilità alle sale, in condizioni di elevato comfort ambientale e visivo e in totale sicurezza rispetto all’esistente antico sistema espositivo;
- la creazione di idonee condizioni termoigrometriche e di illuminazione dei reperti fossili tali da garantirne la salvaguardia a lungo termine;
- il rispetto del pregio dell’edificio non solo nel suo impianto architettonico, ma anche nel suo apparato decorativo.
Il progetto risolve quanto sopra descritto mediante la realizzazione di una struttura espositiva che, pur mantenendo le teche esistenti, ne supera i limiti grazie all’introduzione di tecnologie innovative e, contemporaneamente, ne evidenzia le peculiarità introducendo una nuova logica compositiva di unitarietà spaziale delle sale espositive.
La nuova struttura consente inoltre di superare il problema dell’impatto visivo dei sistemi impiantistici, sia quelli dedicati ai reperti, sia quelli necessari al comfort ambientale delle sale, nella logica della totale integrazione tra gli elementi architettonici dell’allestimento museale e le componenti impiantistiche.
Restauro dei fossili a cura del dott. Paolo Reggiani, Paleostudy, Via Zabarella, 21, 35028 Piove di Sacco (PD)
Progetto a cura dell’Arch. Giovanna Mar, Studio Mar, via Castellana 60, 30174 Zelarino (Venezia)
Testi a cura della dott.ssa Mariagabriella Fornasiero e della dott.ssa Letizia del Favero.