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Museo di Zoologia





Cranio del Capodoglio di Zara, dopo l'intervento di restauro





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Approfondimenti:  il Capodoglio di Zara

Capodoglio
Physeter macrocephalus (Linnaeus, 1758)

Il Museo conserva alcune parti dello scheletro di un esemplare di capodoglio cacciato nei pressi di Zara: il cranio, 14 vertebre (normalmente ne presenta 50) e 13 paia di coste. In particolare, una costola riporta un'incisione con la località e la data del recupero dell'animale: "Biograd, 1 Febbraio 1767". La località indicata è probabilmente il luogo di provenienza dei pescatori e anche il sito delle operazioni di "macellazione" dell'animale, avvenute il giorno successivo alla caccia.

Storia

"Al 31 Genajo 1767 dal molo delle Torrette, villaggio distante 15 millia da Zara, fu veduto alzarsi un certo getto d'acque di straordinario volume, e sotto d'esso un corpo oscuro, di grandezza considerevole, che ora sollevatasi a fior d'acqua ed ora immergevasi, non però in modo da rendersi interamnet invisibile. Questo corpo era lontano poco meno di un millio da Torrette, e precisamente trovatasi tra il molo e lo scoglietto che sta di faccia al villaggio.
Venti marinaj, armati di fucili e di mannaje, accorsero con quattro grandi barche sul luogo, e videro un'enorme bestiaccia, spinta colà da impetuosissime onde; di dove, oppressa dal proprio peso, non le fu possibile di salvarsi, tuttoché si affaticasse assai, e spessi guizzi con la coda facesse per guadagnare l'alto dell'acqua. Il getto del liquido dall'apertura del capo veniva lanciato con molta forza e con grande fragore. Antonio Santini, il più coraggioso de' marinaj ivi accorsi, le scaricò addosso il proprio fucile, e dietro lui non tardarono gli altri di porre a mira certa la propria canna, affinché nessuno dei colpi andasse fallito. Dopo questa ultima salva di archibugiate l'acqua apparì tinta di sangue; e l'animale sentendosi ferito, dava orrendi muggiti, accompagnati da impetuosissimi movimenti. Coll'enorme sua coda capovolse una barca, ed una seconda ne addentò, lasciando segni profondi sopra il tarozzo di prora. Colpito di mannaja sul capo, l'animale finì di vivere, dopo sei ore di aspro e sanguinoso combattimento. Col mezzo di una piccola ancora assicuarata in una larga ferita, e col mezzo di grosse corde e di alcune barche, fu con grande stento rimorchiato a terra…
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Caratteristiche

Il Capodoglio è il più grande tra i cetacei Odontoceti, ovvero dotati di denti. I maschi raggiungono la lunghezza massima di 18 metri, mentre le femmine, più piccole, misurano intorno ai 12 metri. Il peso negli individui di maggiori dimensioni supera le 50 tonnellate.

Vive normalmente in branchi, nei mari di tutto il mondo, ed è costantemente presente anche nel Mar Mediterraneo. Predilige le acque profonde, in cui si dirige alla ricerca di cibo, costituito principalmente da cefalopodi e da pesci. È il campione delle immersioni, potendo raggiungere profondità record tra i 2000 e i 3000 metri e rimanendo sott'acqua anche sino a 2 ore.

Caratteristico del Capodoglio è il capo molto grande (da cui deriva il nome macrocephalus), lungo circa 1/3 della lunghezza totale dell'animale. Esso è occupato, quasi interamente, dall'organo dello spermaceti, alloggiato entro la larga concavità del cranio. Questo peculiare organo è costituito da una massa di tessuti fibrosi piena di grasso oleoso, sopra la quale esiste un grosso serbatoio ripieno dello spermaceti propriamente detto, una sostanza cerosa ed incolore, un tempo ritenuta sperma (spermaceti significa infatti sperma della balena).

I capodogli sono sempre stati molto cacciati per il prezioso olio concentrato nel loro capo (da cui il nome veneto Cao d'Ogio riportato da Vallisneri nel suo catalogo) e per la cosiddetta ambra grigia, una sostanza solida ed opaca prodotta nell'intestino dell'animale e qui immagazzinata sotto forma di grumi di dimensioni irregolari; composta in prevalenza di alcoli, ossa, becchi di cefalopodi ed altri resti di prede ingerite, essa è molto utilizzata in profumeria.

 

 

 

 

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