Approfondimenti: I reperti del Vallisneri restaurati
Attualmente alla collezione originaria del Vallisneri, donata dal figlio omonimo all'Università nel 1733, si possono far risalire con sicurezza solo pochi pezzi del Museo Zoologico, ad esempio parte di una conchiglia di Nautilus incisa, un Nautilus montato a candelabro e un dente di narvalo ("corno di lion-corno"). La consultazione dei cataloghi storici sta comunque fornendo nuove informazioni.
Bellezza, rarità, stravaganza, eccezionalità sono le categorie entro cui inscrivere questi reperti esposti, sorta di reliquie naturalistiche, tanto preziose da essere ulteriormente arricchite con l' ornamentazione e la montatura dalla mano dell'uomo.
I due nautili non sono di immediata collocazione cronologica e topografica e, tuttavia, entrambi sono significativi di quella cultura da Wundernkammern che si diffonde in Europa – e particolarmente nella parte Oltralpina - a partire dall'età rinascimentale.
Più antico pare essere il nautilo inciso, caratterizzato da una figuratività che porta dritta al recupero dei temi classici. Sulle pareti della conchiglia, entro un viluppo fogliato in cui si riconoscono cani e cinghiali, sono medaglioni raffiguranti Diana e Atteone, Perseo e Andromeda, Giove ed Europa. I temi sono tutti tratti dalle Metamorfosi di Ovidio, testo chiave della cultura rinascimentale. Il secondo nautilo, pervenuto integro e montato oggi su una base probabilmente non coeva e di riutilizzo, reca una montatura di rame dorato ispirata ai modelli della seconda metà del Cinquecento. Anche in questo caso tuttavia potrebbe trattarsi dell'adozione di modelli figurativi realizzata in un periodo più tardo che non dovrebbe oltrepassare l'inizio del XVIII secolo.
Dente incisivo sinistro del maschio di narvalo, mammifero marino appartenente all'ordine dei Cetacei che vive nei mari freddi della regione artica.
Oggetto molto ambito da principi e scienziati, perché attribuito al mitico corno dell'Unicorno, entrò a far parte delle più importanti collezioni dal XIV al XVII secolo. L'Unicorno o Liocorno era un animale leggendario che aveva l'aspetto di un equino selvaggio, con un lungo corno ritorto a spirale sulla fronte e zoccoli bifidi. Solo a metà Seicento si scoprì la vera natura del "corno" di unicorno: lo studioso Olao Worm pubblicava nel Museum Wormianum la rozza figura dell'intero cetaceo.
Antonio Vallisneri senior era a conoscenza di questa descrizione e aveva confutato il fatto che si trattasse di un corno di unicorno con poteri magici; aveva inoltre studiato il reperto presente nella sua collezione e nelle Opere fisico-mediche ritroviamo la presente descrizione
"Disputano i Moderni naturalisti, qual cosa veramente sia, avendo esternamente la pulitezza di un Corno bianco, e talvolta anche la figura. Se ne trovano di grandezza straordinari, che superano infine i denti dell'Elefante, ed io ne ho un pezzo grosso…è nell'esterna corteccia duro, bianco, giallastro, ma internamente bianchissimo, e in moltissime lamine, o lastre facilmente divisibile, e stritolabile." (Vallisneri, 1733, tomo III).
Tutti questi reperti sono stati restaurati nel novembre 2008 dalla Ditta Ar. Co snc di Padova ed esposti in una vetrina dedicata.