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Museo di Zoologia




Olotipo di Dermochelys coriacea (Vandelli, 1761)






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Approfondimenti:  la Tartaruga liuto

Tartaruga liuto
Dermochelys coriacea (Vandelli, 1761).

Storia

Il Museo conserva un esemplare di tartaruga liuto spiaggiatosi nei pressi di Ostia nel 1760 e quindi donato al pontefice Clemente XIII. Questi, a sua volta, lo inviò al Gabinetto di Storia Naturale dell'Università di Padova, sito al Palazzo del Bo.

La tartaruga fu misurata e disegnata da Antonio Vallisneri figlio (1708-1777) ed in seguito fu raffigurata e descritta da Domenico Vandelli nell'Epistola de Holothurio et Testudine coriacea ad Celeberrimum Carolum Linnaeum (1761). Su questa base Linneo descrisse la specie nella XII edizione del Systema Naturae (1766).

 

Caratteristiche

È la più grande tra i Cheloni: gli adulti raggiungono una lunghezza media di 200 cm ed il peso può variare da 560 Kg a 700 kg, arrivando eccezionalmente fino a 900 kg.
Dorsalmente, l'animale è di colore nero o brunastro, con alcune piccole macchie bianche sparse lungo le carene, mentre la parte ventrale risulta essere bianca o rosa chiaro.

Si distingue dalle altre tartarughe per l'insolita fattezza scheletrica e per l'assenza di piastre cornee rigide presenti nelle altre tartarughe marine.
Il carapace ha struttura e dimensioni eccezionali, che rilevano un perfetto adattamento alla vita acquatica: la sua linea è idrodinamica e presenta, sul dorso, 7 carene rigide, prominenti in senso longitudinale. La struttura ossea è caratterizzata da numerose, piccole placche ossee poligonali unite tra loro come le tessere di un mosaico. Diversamente dalle altre tartarughe marine la colonna vertebrale e le costole non sono fuse col carapace.
Il piastrone, o scudo ventrale, è molle, flessibile, completamente coriaceo e presenta 5 carene longitudinali.

Nella liuto, carapace e piastrone sono ricoperti da una pelle coriacea, robusta e priva di squame, da cui deriva il nome inglese "leatherback turtle" (tartaruga di cuoio).
Gli arti hanno subito delle modifiche adattative trasformandosi, specialmente gli anteriori, in vere e proprie pinne che funzionano da organi propulsori.

Questa specie ha un'ampia distribuzione geografica, essendo diffusa in tutti i mari del mondo, comprese le acque fredde dei mari del nord.
È una specie pelagica, attiva principalmente di giorno, che si spinge in genere ad una profondità media di 60 m, con immersioni eccezionali che superano i 1000 m.

Compie regolari migrazioni stagionali per recarsi dal mare aperto, in cui vive abitualmente, ai territori di riproduzione e di nidificazione (zone tropicali e subtropicali), spostandosi in genere di circa 1000-1500 Km e, in alcuni casi, nei percorsi transatlantici, anche di 6000 Km.
Sembra si nutra quasi esclusivamente di meduse, soprattutto scifomeduse e idrozoi, meno frequentemente di salpe e di larve di crostacei e, occasionalmente, anche di piccoli pesci, tunicati, calamari e solo accidentalmente di piante marine.

 

 

 

 

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