Collezioni: la collezione ittiologica
La Collezione ittiologica del Museo di Zoologia risale alla raccolta privata di Antonio Vallisneri, di cui però restano davvero pochissimi reperti sicuramente attribuibili, come ad esempio il pesce luna troncato (Ranzania laevis). Successivamente si sono aggiunte importanti acquisizioni dovute a donazioni ed esplorazioni, avvenute principalmente nel corso del XIX e del XX secolo.
Nel 2007 la collezione è stata tutta catalogata, revisionata e in buona parte anche restaurata, ma deve essere ancora studiata approfonditamente.
Risultano tuttavia ancora delle lacune, infatti circa il 18% dei reperti è ancora da determinare e restano ancora da catalogare gli scheletri.
Attualmente il numero totale di pezzi è 693, tra reperti in liquido, naturalizzati e a secco e i primi sono oltre l'85% del totale.
La classe più numerosa è quella degli Actinopterigi con ben 608 reperti, seguita a distanza da quella degli Elasmobranchi. Nello specifico sono 247 le specie appartenenti alla classe degli Actinopterigi, 20 per gli Elasmobranchi, 4 per i Cefalaspidomorfi e 1 specie per gli Olocefali.
Sfortunatamente moltissimi sono i preparati privi di indicazioni sulla provenienza, circa il 40%.
Degli animali che riportano qualche informazione, la maggior parte (71%) è europeo. Il resto proviene dagli altri continenti ad eccezione dell'Australia, con una prevalenza per il continente americano (15%)
Una particolarità degna di nota è lo squalo bianco tassidermizzato, lungo circa 4 metri, pescato in Adriatico nel 1823 e recuperato dal prof. Renier, allora docente di zoologia all'Università.