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Restauro Sala dei Quaranta

Completati i lavori sulle tele e i labari storici

 

Dopo quasi un anno di lavori, Sala dei Quaranta torna a mostrare il suo affascinante ciclo di ritratti di illustri stranieri, che studiarono all’Università di Padova.

Anticamera dell’Aula Magna nonché luogo deputato ad ospitare la storica cattedra lignea di Galileo Galilei, la Sala dei Quaranta di Palazzo Bo prende il nome dai 40 ritratti su tela collocati alle pareti, opera dell’artista di origini catanesi ma formatosi artisticamente a Milano Gian Giacomo Dal Forno (1942): si tratta di illustri stranieri, provenienti da tutti i paesi d’Europa, che studiarono all’Università di Padova. Tra i personaggi raffigurati si ricordano Antonio Augustin, spagnolo ambasciatore di papi e di Filippo II; Michel de L’Hospital, collaboratore di Caterina de’ Medici e cancelliere di Francia; William Harvey, fondatore della scuola medica inglese; Thomas Bartholin, tra i fondatori della scuola medica danese; Nicola da Cusa, illustre filosofo tedesco del ‘400 e cardinale; Peter Vasiljevic Postnikov, russo inviato a Padova da Pietro I il Grande per studiare medicina; Stefan Báthory, ungherese che divenne re di Polonia nel 1576.

Se già è impressionante scorrere l’elenco dei volti rappresentati da Dal Forno, bisogna “leggere” la Sala dei Quaranta anche da un’ulteriore angolazione. Realizzata durante il rettorato di Carlo Anti nel piano dei progetti di rinnovamento di Palazzo Bo affidati all’architetto Gio Ponti, la Sala celebra infatti il ruolo dell’Ateneo come centro propulsore di incontri, di libertà, di scambi e diffusione della cultura. È un polo di attrazione culturale, una mappa geografica di ciò che ha rappresentato l’Università di Padova, è quell’universo di libertà e scienza che in ottocento anni si è espanso in ogni direzione: Albania, Armenia, Bielorussia, Boemia, Bosnia, Croazia, Danimarca, Fiandre, Francia, Germania, Grecia, Inghilterra, Irlanda, Olanda, Polonia, Portogallo, Scozia, Slovenia, Spagna, Svezia, Svizzera, Russia, Romania, Ungheria.

Nella Sala dei Quaranta trovano collocazione anche sette labari rappresentanti le Facoltà o Scuole, a lungo utilizzati negli eventi di alta rappresentanza. Sei di essi furono donati nel 1922, in occasione dei 700 anni dell’Ateneo, da un comitato di «Signore e Signorine» delle città di Trieste, Trento, Fiume, Vicenza, Udine e Verona. In seta, dipinti e con ricami in oro, i labari corrispondono ciascuno al colore delle Facoltà, cui sono dedicati, con un’immagine ad esse ispirata: Igea per la Facoltà medica (labaro delle donne triestine); l’ala d’aquila per la Facoltà di Filosofia e lettere (labaro delle donne trentine); la Giustizia per la Facoltà di Giurisprudenza (labaro delle donne fiumane); la civetta per la Facoltà Fisico-Matematica (labaro delle donne vicentine); il genio per la Scuola degli Ingegneri (labaro delle donne udinesi); un serpente avvolto intorno ad una patena per la Scuola di Farmacia (labaro delle donne veronesi). Il settimo labaro, rappresentate la Facoltà di Magistero, è stato probabilmente realizzato in epoca successiva, considerato che la Facoltà prese il suo avvio dal 1951.

 

IL CICLO DECORATIVO


La serie dei Quaranta venne portata a termine da Dal Forno in soli tre mesi, tra febbraio e marzo 1942. Di grandezza di poco maggiore del naturale, i dipinti sono realizzati su tele di viscosa con tecnica materica, sovente graffiata e incisa, dai toni terrosi e priva di verniciatura. Tese su telai semplici di conifera, le tele sono fissate a parete mediante delle assi lignee montate orizzontalmente sul muro, andando a costituire due file sovrapposte. Al di sotto dei ritratti, una zoccolatura marmorea della stessa profondità delle tele contribuisce ad annullare la percezione di una decorazione su tela. 

Ciascun personaggio, identificato da un’iscrizione a lettere capitali sulla parte superiore del dipinto riportata a carboncino anche sul retro della tela, è ritratto a figura intera, frontalmente o in un leggero tre quarti, e si presenta avvolto da vesti pesanti e schematiche. Nella voluta omogeneità compositiva delle figure, Dal Forno ha dato tuttavia prova di grande abilità ritrattistica, sulla base dei pur scarsi riferimenti iconografici ricevuti da Anti, con volti ed espressione di una certa intensità.

 

IL RESTAURO


Dalla fine di ottobre 2020 labari e tele sono stati oggetto di un importante lavoro di restauro, sostenuto da aziende, ordini professionali, club service, professori e professoresse, ambasciate, consolati.

L’intervento è stato condotto prevalentemente con finalità conservative e mirato al consolidamento strutturale dei supporti, caratterizzati da un materiale estremamente fragile. Lo stato di degrado è stato meglio visibile a tele smontate: particolarmente compromessi sono risultati i dipinti della parete di ingresso dalla loggia del Cortile Antico, con possibilità di distacco di alcune tele dalle fasce di bordo.

Dopo un’accurata mappatura dello stato di degrado e l’esecuzione di analisi diagnostiche di laboratorio, si è proceduto con le prove di pulitura della pellicola pittorica al fine di individuare la metodologia più corretta per la rimozione dei depositi di polvere e particellato organico, nonché di alcuni ritocchi alterati: questi risultavano localizzati per lo più in corrispondenza delle stuccature delle viti usate per il fissaggio delle opere alla parete espositiva.

Dopo aver completato tali operazioni, le tele sono state rimosse dai telai, in modo da procedere con le opere di consolidamento del supporto e con il restauro dei telai stessi, che sono stati anche dotati di tensori metallici di rinforzo. Si è consolidato il colore dal retro e sono state risarcite le lacune e le lacerazioni presenti, procedendo quindi ad una rifoderatura con fibra “trasparente” al fine di mantenere a vista e leggibili le scritte e i bozzetti realizzati a carboncino dall’artista sul retro di ciascuna tela. Per non alterare in alcun modo l’effetto cromatico e di rifrazione estremamente caratteristico di questi dipinti non è stato applicato alcun protettivo finale.

L’ultima fase dell’intervento è stata quella della ricollocazione all’interno della Sala dei Quaranta: alle viti precedenti, fortemente invasive e non riproponibili, è stato preferito un sistema di fissaggio mediante calamite a forte tiraggio, inserite nei traversi a muro e nei telai.

 

 

Crediti fotografici

Immagine di copertina: Maria Cecilia Lovato - Università di Padova

Immagini dei restauri: Andrea Signori - Università di Padova