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Archeologia fuori luogo

Una mostra virtuale racconta le collezioni archeologiche del Museo di Scienze Archeologiche e d’Arte e del Museo di Antropologia

 

Mostra virtuale a cura di Nicola Carrara, Elisa Dalla Longa, Alessandra Menegazzi, Arturo Zara
Testo a cura di Elisa Dalla Longa (Museo di Antropologia) e Arturo Zara (Museo di Scienze Archeologiche e d’Arte)

 

Lo scorso 27 novembre, tra le iniziative che si sono svolte per Venetonight - La notte europea dei ricercatori, è stata lanciata la mostra virtuale Archeologia fuori luogo. Reperti da due continenti nei Musei dell’Università di Padova, realizzata in collaborazione tra il Museo di Scienze Archeologiche e d’Arte e il Museo di Antropologia.
La mostra collega virtualmente i due musei dell’Ateneo che conservano reperti archeologici, e lo fa esplorando le molte storie che hanno portato alla formazione delle collezioni. Sono da un lato storie di scavi archeologici, scambi di reperti, donazioni, acquisizioni e dall’altro storie dei loro protagonisti: docenti, collezionisti, e appassionati che hanno reso vivi e attivi i musei a partire dal Settecento e fino ai giorni nostri. È proprio il mosaico delle storie raccontate nella mostra che porta alla particolare composizione delle due raccolte: come suggerisce il titolo, i due Musei conservano a Padova reperti che provengono da contesti archeologici da due continenti, oggetti lontani che oggi sono, in un certo senso, “fuori luogo”.

Il percorso espositivo, riassunto nella Home e nella Presentazione introduttiva, si snoda in tre sezioni, tra loro interconnesse: Storia dei Musei, Protagonisti, Reperti.

La sezione Storia dei Musei presenta gli Istituti, raccontandone la vita attraverso una linea del tempo interattiva. Entrambi ricchi di collezione archeologiche, i due Musei sono infatti nati per motivi scientifici e con modalità piuttosto diverse. Le origini del Museo di Scienze Archeologiche e d’Arte risalgono alla donazione all’Università di Padova delle collezioni di Antonio Vallisneri padre, che il figlio fece nel 1733: entrarono così a far parte del patrimonio dell’Ateneo patavino i naturalia e gli oggetti di antichità un tempo appartenuti alla collezione Benavides, formatasi nel Cinquecento. Nel 1805 nacque il Gabinetto di Antichità dell’Università, che conservò in varie sedi la sezione archeologica e antiquaria della collezione Vallisneri. Tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del secolo scorso, poi, i docenti che ricoprirono la cattedra di Archeologia promossero l’allestimento della gipsoteca del Museo, che progressivamente aumentò con nuove acquisizioni la consistenza delle collezioni archeologiche. Tra il 1937 ed il 1939, sotto la spinta del rettore Carlo Anti, il Museo trovò definitiva sede all’ultimo piano di Palazzo Liviano, in ambienti progettati ad hoc da Gio Ponti; riallestite infine tra il 1999 ed il 2008, le sale del Museo, visitabili anche mediante un tour virtuale, oggi espongono, tra le altre, la collezione dei coniugi Merlin, donata nel 2006 all’Università. Il Museo di Antropologia, invece, che nella sezione archeologica raccoglie soprattutto reperti preistorici, nacque dall’interesse scientifico dello zoologo e naturalista Giovanni Canestrini. Docente di Antropologia a Padova a partire dal 1878/79, fu lui ad inserire nelle raccolte dell’Istituto di Zoologia alcuni reperti archeologici, testimonianze della vita e dell’ingegno dell’“animale uomo” e a consentire al suo successore, Enrico Tedeschi, di dar vita al Gabinetto, poi Istituto e Museo di Antropologia, all’inizio del XX secolo. Nei secoli successivi alla loro nascita, entrambi i Musei arricchirono le loro collezioni grazie a ricerche archeologiche, scambi, acquisizioni di collezioni; è il caso ad esempio dell’acquisto, nel 1925, della Collezione di Eugenio Neumann, che andò ad arricchire le collezioni dei Musei di Antropologia, di Geologia e Paleontologia e di Mineralogia, confluendo in seguito in parte anche nel Museo di Scienze Archeologiche e d’Arte.

La sezione Protagonisti racconta la vita delle personalità che hanno reso possibile la nascita e la vita dei Musei. Si divide in due parti: da un lato i docenti, ossia coloro che hanno dato alle due istituzioni sostanza scientifica e impegno accademico; dall’altro i collezionisti, le persone che hanno reso possibili la ricchezza e la varietà delle due collezioni, vendendo o donando all’Università i reperti di loro proprietà. Tra i docenti che incentivarono l’allestimento della gipsoteca del Museo di Scienze Archeologiche e d’Arte vanno ricordati Gherardo Ghirardini e Giuseppe Pellegrini, ma è senz’altro Carlo Anti la figura a cui più il Museo è legato, in quanto promosse la costruzione dell’attuale sede presso palazzo Liviano e contribuì all’incremento del patrimonio museale, con materiale proveniente da scavi e da collezione. Tra i collezionisti spiccano invece il giurista cinquecentesco Marco Mantova Benavides, la cui collezione fu acquistata da Vallisneri, l’antiquario triestino Eugenio Neumann, il tenore Evan Gorga e i già menzionati coniugi Merlin, professori dell’Ateneo di Bari che in gioventù studiarono e lavorarono a Padova. Per il Museo di Antropologia, oltre ai già citati Giovanni Canestrini ed Enrico Tedeschi, si approfondiscono le figure di docenti di Raffaello Battaglia, che incrementò le collezioni con l’acquisizione di numerosi reperti sia etnografici sia preistorici, e Cleto Corrain, oltre alla figura del già citato collezionista Eugenio Neumann.

La sezione Reperti è pensata come una serie di slide-show che raccontano alcuni oggetti conservati nei musei, scelti perché rappresentativi delle storie e dei protagonisti che la mostra vuole raccontare. Si accede alla sezione attraverso una mappa interattiva, che mostra come la composizione delle due collezioni copra davvero due continenti. Dal Museo di Scienze Archeologiche e d’Arte provengono, tra gli altri, il parapetto del ponte di San Lorenzo e una statuetta in bronzo di Mercurio, reperti della Padova romana rinvenuti durante la costruzione dell’ala nuova di Palazzo Bo; da Spina provengono vasi attici e candelabri bronzei etruschi, mentre una piccola urna cineraria di area chiusina del II-I sec. a.C. appartenne invece alla collezione Angelotti di Montepulciano. Ai vasi di produzione lucana e apula appartenenti alla collezione Merlin, fanno da pendant vasellame cipriota acquistato da Neumann, così come buona parte delle ceramiche di età romana imperiale in terra sigillata gallica (Francia centrale e meridionale). Un nucleo importante è infine quello dei reperti dall’Egitto, in parte di collezione, in parte recuperati durante gli scavi e le ricerche condotti a Tebtynis da Carlo Anti (1930-1936). Per il Museo di Antropologia è presentato il primo reperto archeologico acquistato da Canestrini nel 1876, un’ascia in bronzo dell’età del ferro dal Padovano, e a seguire si presentano: dal Trentino, un’ascia neolitica e alcuni reperti dell’età del bronzo dalla palafitta di Molina di Ledro; dal Carso e dall’Istria, reperti di eccezionale pregio come un vaso rituale neolitico dalla Caverna del Muschio, la tavoletta enigmatica dell’antica età del bronzo da Monte Orcino e i bronzetti votivi dell’età del ferro dal Castelliere di Redipuglia; dal Sud Italia: i reperti in selce scavati da R. Battaglia nel sito neo-eneolitico di Coppa Cardone nel 1929; dall’Europa centrale: reperti in pietra della collezione Neumann dal Paleolitico e dal Neolitico della Francia, e dalle palafitte svizzere di Estavayer e Colombier.

Conclude la mostra la sezione Bibliografia, che indica tutto il materiale scientifico e i siti internet consultati per la realizzazione del percorso, ed è pensata per permettere agli interessati di approfondire i numerosi spunti e temi affrontati.

La mostra virtuale Archeologia fuori luogo. Reperti da due continenti nei Musei dell’Università di Padova è stata realizzata da Nicola Carrara ed Elisa Dalla Longa del Museo di Antropologia e da Alessandra Menegazzi e Arturo Zara del Museo di Scienze Archeologiche e d’Arte.
E’ un progetto dei due Musei e del Centro di Ateneo per i Musei (CAM), realizzato con il supporto di Gianluca Drago del Centro di Ateneo per le Biblioteche (CAB).

La mostra è ospitata sulla piattaforma MOVIO. È oggi consultabile sul portale delle mostre virtuali realizzate dal CAB (https://mostre.cab.unipd.it/index/it/1/home), ed è stata inserita dall’Istituto Centrale per il Catalogo Unico delle biblioteche italiane (ICCU) nell’elenco nazionale delle mostre MOVIO realizzate (https://www.movio.beniculturali.it/index.php?it/68/mostre-realizzate).

Vi aspettiamo!