| Antonio Tommaso Catullo (1782-1869) |
| Giovanni Omboni (1829-1910) |
| Il Tridentinosaurus
antiquus, del Permiano di Stramaiolo
(Trento) |
| Panoramica di alcune sale della sezione vertebrati,
risalente agli anni "30 |
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Storia del museo
Il Museo di Geologia e Paleontologia, come la
maggior parte dei musei universitari padovani, ha origine per distacco
dal nucleo originario del museo vallisneriano.
Questa scissione avvenne nel 1869, quando la cattedra di Storia Naturale
Speciale venne divisa in due: cattedra di Mineralogia e Geologia
e cattedra di Zoologia e Anatomia Comparata.
La divisione degli insegnamenti comportò la divisione delle
collezioni. La cattedra di Mineralogia e Geologia venne affidata
al Prof. Giovanni Omboni; la sede del museo di geologia, paleontologia
e mineralogia rimase nel Palazzo del Bo.
Il Prof. Giovanni Omboni (1829-1910) trovò le raccolte in
grande disordine, incominciò allora un lungo lavoro di riordino.
Egli incominciò a compilare i cataloghi manoscritti, relativi
ai reperti già presenti in Museo, ovvero dalla donazione Vallisneri
fino al 1869, anno della sua chiamata a Padova.
La collezione fu denominata in seguito Collezione Catullo, in onore
del Prof. Antonio Tommaso Catullo (1782-1869) che tanto si era prodigato
per il museo. Essa è censita in 5 volumi e consta di 10.000
pezzi.
Il Prof. Omboni incominciò la Collezione "nuova", riguardante
tutti i reperti che entravano in Museo, sotto la sua direzione, per
acquisto, donazione o scambio. Tale collezione continua a tutt"oggi
con le nuove acquisizioni.
Nel 1882 Omboni propose la separazione dell'insegnamento della
Geologia da quello della Mineralogia, in modo che l'ordinamento
degli studi del nostro Ateneo fosse adeguato alle altre Università più avanzate.
La cattedra e le collezioni di Mineralogia furono affidate, l'anno
successivo, al Prof. Ruggero Panebianco.
Alcuni anni dopo, nel 1892, morì il Barone Achille De Zigno
(1813-1892), illustre paleontologo. Omboni, preoccupato che la ricca
collezione De Zigno andasse dispersa, l'acquistò personalmente,
assieme alla ricca biblioteca e nel 1896 donò il tutto all'Ateneo.
Anche per questa collezione l'Omboni compilò i relativi
cataloghi (3 volumi, 10818 pezzi).
Nel novembre 1905 il Prof. Omboni venne collocato a riposo; gli succedette
il Prof. Giorgio Dal Piaz (1872-1962). Il Prof. Dal Piaz arricchì le
collezioni con nuovi reperti: entrarono proprio di questi anni la
collezione di Odontoceti miocenici del Bellunese, il rettile permiano Tridentinosaurus
antiquus e i Mammiferi di Monteviale.
L'aumento dei reperti geopaleontologici e delle attività didattiche
fecero si che, nel 1932 le collezioni e l'Istituto di Geologia venissero
trasferiti presso l'attuale sede di Palazzo Cavalli, liberatosi
in seguito al trasferimento della Scuola di Applicazione degli Ingegneri
nella sede attuale della Facoltà di Ingegneria.
Dopo il trasferimento si provvide ad allestire il Museo geopaleontologico
e parte di quell'allestimento è conservato a tutt"oggi.
Le raccolte geopaleontologiche furono incrementate in modo continuo
anche dal Prof. Giambattista Dal Piaz (1904-1995), che nel 1942 succedette
al padre nella direzione dell'Istituto di Geologia fino al
1974. Durante questo periodo il Museo venne arricchito con piante
fossili provenienti da Bolca e molti fossili del Pleistocene siciliano,
tra i quali gli elefanti, l'ippopotamo e il ghiro gigante Leithia
melitensis.
Sino al 1973 il museo mantenne l'esclusiva funzione di laboratorio
interno all'Università, riservato solo ai docenti, agli
studenti e agli studiosi delle discipline sopra menzionate. Dal 1974
al 1986 grazie ad una convenzione tra il direttore di allora, Prof.
Giuliano Piccoli e il comune di Padova, il museo venne aperto al
pubblico e furono attivate visite guidate per le scolaresche, che
proseguirono fino al dicembre 1989.
In seguito iniziarono i lavori di consolidamento delle fondamenta
del cinquecentesco Palazzo Cavalli e di restauro degli affreschi
seicenteschi delle sale che ospitavano le collezioni degli Invertebrati
fossili delle Tre Venezie. Tali lavori costrinsero a immagazzinare
queste collezioni.
Inoltre problemi logistici come l'aumento del numero degli
studenti universitari iscritti alla Facoltà di Scienze Matematiche,
Fisiche e Naturali e l'aumento dei corsi universitari hanno
accresciuto il bisogno di spazi per la ricerca e la didattica. Tali
spazi sono stati in parte ricavati da alcune sale del Museo della
sezione vertebrati.
Attualmente sono visitabili le sale delle piante
fossili e le sale dei vertebrati.
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